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“Lettera ad Anna Politkovskaja” di Ilaria Maroni

Lettera ad anna politkovskaja

Cara anna,

Guardo la tua foto sul retro del libro e sorrido. Hai i capelli grigi, corti, la fronte segnata dalle tragedie che i tuoi occhi hanno visto e la tua penna ha raccontato, e lo sguardo fiero, un po’ triste.

Ho letto una volta che, dopo il tuo primo viaggio in cecenia, hai smesso di sorridere come facevi un tempo, quando quel sentimento ti giungeva dal cuore e si manifestava in un’esplosione di gioia sul tuo viso e la tua bocca.

Ma poi sei partita, come deve fare ogni giornalista. Hai lasciato i tuoi figli a mosca per amore della verita’, per raccontare la storia di una guerra dimenticata dai media stranieri e oscurata dall’informazione russa, la storia delle sofferenze di un popolo dilaniato anche dai soprusi dell’esercito nazionale.

Ti sei immersa cosi’ in quel “piccolo angolo di inferno”, come tu l’hai definito, piu’ e piu’ volte; hai raccolto le storie dei civili vittime di quel conflitto, sei diventata una di loro e allo stesso tempo pero’ una persona sgradita al potere centrale del cremlino. Pochi giorni prima della tua esecuzione eri consapevole che quel momento sarebbe arrivato.

Poco tempo prima del tuo assassinio venne uccisa una donna, proprio come te: stessa statura, stessa eta’, stessi tratti somatici. Sapevi – ne eri certa – che si era trattato di uno sbaglio, di una leggerezza del killer, che quel colpo di pistola era per te.

Il 7 ottobre 2006 ti hanno uccisa sulla porta di casa. E ti hanno dato ragione.

Ti hanno dato ragione sul fatto che la guerra fosse ingiusta, che l’esercito vivesse al completo sbando, che le donne cecene subissero violenze ogni giorno e che l’allora presidente vladimir putin agisse secondo tecniche da ex agente del kgb (ben poco ex).

Hanno pensato che bastasse fermare il tuo cuore per fermare le tue parole. Almeno cosi? non la infangheranno piu?, ha detto tuo marito, con lucido sollievo. Ho seguito e seguo la tua vicenda con estrema ammirazione.

Rappresenta la storia di una sincera vocazione, l’impegno a proteggere e diffondere la verita’, nonostante il pericolo, la diffamazione, la morte. Il mestiere del giornalista non e? facile, non ti consente di vivere nel lusso, non ti regala una vita semplice e serena.

Ma se raccontare una storia, farla arrivare a quanta piu’ gente possibile, diffonderla, lasciarla correre tra la folla, e’ il tuo piu’ intrinseco desiderio, quello a cui pensi la mattina al risveglio e la sera prima di riaddormentarti, ogni sacrificio e’ reso decisamente piu’ sopportabile. “vuoi fare la fame’” Mi han chiesto, rispondendo al mio sogno per il futuro.

Ma tu, anna, se fossi qui mi diresti di andare avanti con coraggio, come i tuoi figli ti appoggiavano; mi persuaderesti a impegnarmi nonostante tutto e tutti.

Mi suggeriresti di continuare a scrivere e difendere, essere voce delle vittime di ogni guerra. Roberto saviano, narratore che, come te, anna, e’ stato condannato a morte e, sovente, all’astio, alla diffidenza, all’incredulita’ e addirittura allo scherno di parte dell’opinione pubblica e di certi poteri, scrive: “anche a me piace rispondere cosi’.

Quando mi chiedono perche’ racconto, rispondo semplicemente: e tu, perche’ non racconti’” Pensando al tuo esempio, anna, e all’esempio di roberto, perche’ quindi io dovrei rinunciare a farlo?

Ilaria Maroni